Rifiuti Informatici

Una montagna di rifiuti informatici si sta creando in tutta Europa. Ogni consumatore genera in media 16 kg di rifiuti informatici ogni anno creando un gravissimo rischio ambientale: questo tipo di rifiuti contiene infatti altissimi livelli di metalli pesanti altamente tossici e inquinanti. Le direttive imposte dalla comunità europea e accolte dall'ordinamento italiano regolamentano in modo molto rigido la raccolta, il recupero e il riciclaggio di questi rifiuti. Nell'ambito della raccolta, del recupero e del riciclaggio di rifiuti informatici esistono soluzioni che permettono una corretta gestione, riuscendo a salvaguardare l'ambiente, ma non solo. Infatti sono state studiate numerose forme di reimpiego dei rifiuti elettronici ed in particolare dei rifiuti informatici, che ritorneranno nelle nostre abitazioni nelle forme più impensabili.
Questo tipo di trasformazione è già una realtà da diversi anni grazie ad aziende specializzate nel trattamento dei beni durevoli a fine vita le quali, nel rispetto delle normative esistenti in materia, stanno consentendo un risparmio energetico stimato intorno a 120 milioni di giga joule all'anno, equivalente di 2,8 milioni di tonnellate di petrolio.

I Rifiuti Informatici in Italia

La raccolta dei rifiuti elettrici ed elettronici in Italia è in gravissimo ritardo: la situazione è peggiore di quanto si pensasse. Secondo una ricerca presentata da Ecodom, Consorzio italiano di recupero e riciclaggio degli ealettrodomestici, il RAEE per abitante è di soli 4 kg all'anno, indicativamente pari al 25% dell'immesso sul mercato. Davvero poco se si considera che l'ultima direttiva europea impone obiettivi di raccolta progressivamente crescenti, "fino ad arrivare all'inizio del 2019 al 65% della quantità media di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (AEE) immesse sul mercato nei tre anni precedenti oppure all'85% dei RAEE generati in ciascun anno". In pratica vi sono due modalità di calcolo non equivalenti. La prima fa riferimento alle quantità immesse sul mercato, quindi se nei tre anni precedenti è giunto un 1 milione di AEE ci si aspetta una raccolta per il quarto anno di 650mila tonnellate. La seconda è più oggettiva (85% dei RAEE che ogni anno si generano in Italia) ma la sua applicazione è decisamente complicata. Il motivo è semplice: la maggioranza dei Sistemi Collettivi istituiti dai Produttori di AEE asporta solo i componenti e i materiali che hanno un valore e si disinteressa del rimanente materiale.

United Nations University e Centro Accademico di Ricerca dell'Onu, in collaborazione con Ipsos e Politecnico di Milano, hanno scoperto che "nel 2011 in Italia è stata immessa nel mercato una quantità di apparecchiature elettriche ed elettroniche pari a 18,3 kg per abitante". Parallelamente gli italiani ogni anno producono circa 16,3 kg di questo tipo di rifiuti. "Ma è stato stimato che i centri di raccolta e i distributori intercettino complessivamente 11,2 kg per abitante, e solo il 38,3% di questi (pari a 4,29 kg per abitante) è stato consegnato ai sistemi collettivi. Esiste quindi una significativa quantità di Raee generati che sfugge al Sistema Raee", sottolinea il rapporto Edocom. A questo punto sarà fondamentale per i legislatori recepire nel modo più corretto la Direttiva Europea sui Raee e scegliere il metodo di calcolo più corretto. In sintesi: l'85% dei Raee generati oppure il 65% della media di apparecchiature immesse sul mercato nei tre anni precedenti. Per raggiungere i 12/13,8 kg per abitante richiesti dalla UE probabilmente sarà fondamentale intercettare quel flussi di rifiuti che oggi vengono dispersi. "A livello globale, quasi il 13% delle apparecchiature possedute da ciascuna famiglia non è utilizzato: è una vera miniera di materie prime, che invece di essere riciclate (cioè reinserite nei cicli produttivi) sono inutilmente nelle cantine, nei ripostigli, nei cassetti delle nostre case", ricorda il documento. "La ricerca ha evidenziato che anche nel caso dei RAEE la raccolta differenziata nel nostro Paese deve ancora fare molti passi avanti", ha dichiarato Giorgio Arienti, Direttore Generale di Ecodom. "Perchè ciò avvenga, sarà fondamentale in futuro una più stretta collaborazione fra tutti i soggetti coinvolti in questa fase operativa: gli Enti Locali, cui spetta il compito di realizzare nuove isole ecologiche e implementare nuove modalità di raccolta domiciliare; i Distributori, che devono informare gli acquirenti della possibilità di ritiro gratuito del loro elettrodomestico quando ne acquistano uno nuovo; noi cittadini, che dobbiamo attuare forme corrette di dismissione dei RAEE".

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